vendredi 6 avril 2018

Feuillet paroissial 8 avril 2018


Attività parrocchiali     -       Activités paroissiales
1.Il vostro contributo domenicale e della decima sono importanti per il buon andamento della parrocchia. Siate generosi!
2. Non dimenticate de fare celebrare delle messe per i vostri defunti. Fa bene a loro e fa bene anche alla parrocchia !
1.Votre contribution du dimanche et de la Dîme sont importants pour la bonne santé de la paroisse. Soyez généreux !
2. N’oubliez pas de faire célébrer des messes pour vos défunts. C’est bon pour eux et c’est bon aussi pour la paroisse ! 

Quelle ferite di Gesù sono l'alfabeto dell'amore
I discepoli erano chiusi in casa per paura dei Giudei. La paura è la paralisi della vita. Ciò che apre il futuro e fa ripartire la vita sono invece gli incontri. Gesù lo sa bene.I suoi sono scappati tutti, l'hanno abbandonato: che cosa di meno affidabile di quel gruppetto allo sbando? E tuttavia Gesù viene. Viene e sta in mezzo. Lui, il maestro dei maestri, ci insegna a gestire l'imperfezione delle vite. Il suo metodo non consiste nel riproporre l'ideale perfetto: a chi sente i morsi della paura, porta in dono la pace; a chi non crede, offre un'altra occasione: guarda, tocca ,metti il dito; a chi non ha accolto il soffio del vento dello Spirito, lui spalanca orizzonti.  Il suo metodo umanissimo, che conforta la vita, sta nell'iniziare percorsi, nell'indicare il primo passo, perché un primo passo è possibile sempre, per tutti, da qualsiasi situazione. Il gruppo degli apostoli aveva tentato di coinvolgere Tommaso: abbiamo visto il Signore. Ma lui, che era il più libero di tutti, lui che aveva il coraggio di entrare e uscire da quella casa, non ci sta: io non mi accontento di parole. Se lui è vivo, come fate ad essere ancora qui rinchiusi, invece di uscire nel sole del mondo? Se lui è vivo, la nostra vita cambia!  Ed ecco Gesù che entra, sta in mezzo, e dice: Pace a voi. Non un augurio, non una promessa, è molto di più, una affermazione: la pace è con voi, è qui, è iniziata; non è merito, è dono.
Poi si rivolge a Tommaso: Metti qui il tuo dito. Gesù aveva educato Tommaso alla libertà interiore, a dissentire, l'aveva fatto coraggioso e grande in umanità. Per farlo ancora più grande, gli fa un piccolo rimprovero, ma dolcemente, come si fa con gli amici: non essere incredulo. ( P. Ernesto  Ronchi)

Heureux ceux et celles qui peuvent croire 
 Pour Thomas, acclamer Jésus comme Seigneur n’a pas de sens si ce Seigneur n’est pas celui qui a été crucifié à mort pour avoir révolutionné l’image qu’on se faisait de Dieu, pour avoir proclamé le salut à tout homme et femme rencontrés quel qu’il soit et quoi qu’il ait fait, pour avoir annoncé la totale gratuité de la miséricorde de Dieu. Alors oui, si Dieu donne raison à ce crucifié en le relevant de la mort, Thomas veut bien croire. Comme lui, nous voulons bien être croyants mais pas crédules. Les autres peuvent bien nous faire toutes les belles déclarations qu'ils veulent, lors de conversations, les curés nous faire de beaux sermons ou nous dire des paroles de consolation et de miséricorde, les revues catholiques nous abreuver de pieuses pensées et de beaux textes tiré des discours du pape : nous voulons expérimenter nous-mêmes la foi. Et nous avons raison. Non pas avoir des preuves, mais faire l'expérience de la foi, l'expérience du salut comme dit le langage chrétien, qui n’est autre chose que l’expérience de Jésus vivant dans notre vie. Expérimenter au plus profond de notre être, englué dans une descente aux enfers qui semble parfois sans fin, qu'un autre chemin est possible ici et maintenant, car il a été parcouru par Jésus.  Jésus le Crucifié Ressuscité. Finalement, nous n'avons que faire de preuves; mais nous avons besoin d'entendre personnellement  et de sentir  e d’expérimenter  dans notre  âme, dans notre cœur, dans notre esprit et dans notre vie la vérité de  cette parole qu’il nous annonce: "La paix soit avec vous!".
Belle histoire que celle de Thomas. Grâce à lui, voici que nous est donnée cette béatitude : "Heureux ceux qui croient sans avoir vu  ". Nous voilà à la fois comblés et mis au défi. Comblés car le bonheur nous est annoncé, ou plutôt, il nous est donné. Comblés car la vie nous est donnée quand nous sommes dans le nom de Jésus, quand nous vivons et nous efforçons à sa suite. Et nous sommes mis au défi, au sens propre du mot : nous vivons sans cesse en tension entre la foi et la non-foi, entre la confiance et le doute. Comme Thomas. ( HeP)


Messes du 8 au 15 avril 2018



Dimanche         8 avril -  2e Dimanche de Pâques- Divine Misericorde -
09h30               Antonio D’Addio, dai figli Anna e Pasqualina:
                        Dora Masella, dal marito;
                        Defunti famiglia Vittori e Pasquina Casarcia, dalla donazione;
                        Maria Stasi Abbatiello, da parenti e amici;
                        Anthony e Giovanna Cinelli, dalla famiglia;
Defunti di Angelo e Dina Tuccia.

11h00               Action de Grace de la part de Joseph Voguel;
                        Franco Longobardi, de la  famille.
14h30               Messe de la Divine Misericorde, par l’Apostolat

Lundi               9 avril – Annonciation du Seigneur -
8h30                Erminio e Antonietta Tamburro, dai figli.

Mardi               10 avril – Férie du Temps pascal -                       
8h30                 Roger Rivest, de Jerry Fernadez;  Di Fazio Salvatore e Silvia, da Elena; tutti i defunti  famiglia Pasquina e Giuseppe Casarcia, dalle donazioni.

Mercredi          11 avril - St Stanislas , éveque et martyr -    
8h30                 Anna Bavota, off. fun.

Jeudi               12  avril – Férie  du Temps pascal -                              
8h30                 Luigi Campanelli, dalla moglie;
                       
Vendredi          13 avril – Férie  du Temps pascal - 
8h30                 Blandine Fournier, off, fun.

Dimanche        14  avril - 3e Dimanche de Pâques
 09h30              Messa comunitaria:  Rosato Di Giacomo, dalla cognata; Preghiere per Virginia Tomaro, madre di Antonietta,  che fa 100 anni! (un caffé dopo la messa  nella mezzanina); In onore di Santa Caterina da Siena; per tutti i defunti della famiglia di Elena e Pietro Vittori, dai nipoti; per tutti i defunti della famiglia Assunta e Osvaldo Casarcia, dai nipoti;
Anna Sperduti,  da Elena.
11h00               Pour tous les paroissiens .




Quête de Paques  : $3095 - Merci beaucoup !   Mille grazie!

Pasqua, presenza vivente del Signore



  
Ogni domenica è pasqua. Ogni domenica, quando noi ci riuniamo, rendiamo presente lo Spirito di Gesù che noi possediamo come suoi discepoli. Questo Spirito che noi abbiamo riceuto da Gesù e che anima interiormente, guida adesso la nostra vita ed ispira le nostre azioni.

 Questo Spirito è vivente, dato che ci fa vivere, dato che è come la nostra anima e possiede il potere di trasformare il mondo attraverso di noi. Noi cristiani che possediamo lo Spirito del Signore, tutti insieme formiamo adesso il suo corpo e tutti insieme noi, la comunità dei credenti (la chiesa) riunita dalla fede nella sua parola, lo rendiamo, in un modo misterioso ma reale, presente in noi ed in mezzo a noi.

Dopo la sua morte, si deve dire che Gesù è presente e attivo nel mondo là dove si trovano coloro sono animati dal suo spirito. Egli ce lo ha confermato, dicendo : “Là dove due o tre si riuniranno nel mio nome, io sarò in mezzo a loro”. Questa presenza del Signore che noi realizziamo ogni volta che ci riuniamo nel suo nome, è significata e attuata attraverso il simbolismo della cena fraterna con il pane e il vino che rappresentano le disposizioni interiori e lo spirito di Gesù che si dato a noi come un buon pane spezzato, condiviso, offerto per soddisfare la fame ed il bisogno di senso, di compimento, di felicità di ogni essere umano.

Attraverso la comunità dei discepoli che si riunisce nella lode, nella preghiera, nella riconoscenza, per fare memoria di tutto quello che Gesù ha detto e fatto; per ascoltare la sua parola; per riflettere sui suoi insegnamenti per nutrircene, assimilarli e farli entrare nella nostra vita, è come se Gesù non fosse mai morto. È come se egli fosse ancora e sempre vivo e presente in mezzo a noi.

Allora voi capite che siamo noi, comunità cristiana, riunita e convocata dalla fede in Gesù e dalla riconoscenza verso Dio per averci dato un tale tesoro e maestro di sapienza, di spiritualità, di santità e di umanità, che finalmente produciamo e realizziamo la presenza misteriosa, ma reale (nel linguaggio teologico si dice “sacramentale “) del Signore risorto e vivo in questo mondo.
È la comunità dei suoi discepoli che, in un certo modo, risuscita Gesù e continua a farlo vivere, a renderlo vivente e attivo per noi ed in mezzo a noi.

Nel medesino tempo, voi capite che i discepoli di Gesù possono formare una comunità, un corpo, una “chiesa”, soltanto perchè sono uniti e nutriti dal medesimo Spirito di Gesù ; dalla stessa fede in lui; dallo stesso fiducioso abbandono nei valori e nei pricipi di vita che egli ci ha lasciato; dalla convinzione profonda che egli può diventare ed essere veramente, come lo dice il suo nome, il nostro “salvatore” .

Salvatore, in questo mondo pazzo, pericoloso e scombussolato nel quale siamo immersi. Salvatore, cioè fonte di luce, di saggezza che ci aiuta a capire e a discenere quali sono le disposizioni interiori, le convinzioni, le attitudini, i comportamenti, gli affetti, le relazioni, le cose che sono veramente utili, importati, valevoli per fare di noi delle migliori persone; per renderci più umani; per dare senso e compimento alla nostra vita; e per salvarci così dall’insignificanza e dal fallimento.

È questo mistero della presenza continuamente vievente del Signore Gesù come maestro, guida e salvatore di tutti coloro che hanno preso il rischio d’affidarsi a lui e di credere nell’efficacia dello spirito “divino” che lo anima e che ci trasmette, che noi celebriamo a Pasqua.

La festa di Pasqua è là per ravvivare allora in noi la convinzione che, se ci lasciamo invadere da questo suo Spirito, potremmo forse un giorno assistere al miracolo della nostra risurrezione.

Penso allora che la prova che Gesù è risorto e vivo è data dalla vostra presenza in questa chiesa. Voi siete qui perchè nel profondo del vostro cuore sentite che avete bisogno di lui, della sua luce, della sua parola, della presenza del suo Spirito in voi per realizzare una migliore qualità di vita; siete qui perchè in fondo sapete che se vi lasciate toccare da lui, la vostra vita non potrà che uscirne trasformata. Una persona morta venti secoli fa non riuscirebbe mai ad accendere tanta la fede e tanta speranza, a mettere tanti cuori in festa e a riunire una grande assemblea come la nostra due mila anni dopo. Si, noi oggi proclamiano e annunciamo davvero che Gesù è risorto e vivo !


Bruno Mori , 2018

samedi 24 mars 2018

Feuillet paroissial 25 mars 2018


Attività parrocchiali     -       Activités paroissiales
1.Il vostro contributo domenicale e della decima sono importanti per il buon andamento della parrocchia. Siate generosi!
2. Non dimenticate di portare i fiori per ornare il Sepolcro del venerdi santo e l’altare per la festa di Pasqua. Grazie !!!!
1.Votre contribution du dimanche et de la Dîme sont importants pour la bonne santé de la paroisse. Soyez généreux !
2. N’oubliez pas d’apporter des fleurs  pour décorer le Saint Sépulcre du vendredi saint et l’autel pour la fête de Pâques. Merci !!! 


Domenica delle palme  - Domenica di passione

In una stessa domenica la liturgia ci invita a fare memoria dell'ingresso trionfale di Gesù a erusalemme e delle ultime ore della sua vita. Entriamo nella grande settimana che segna la nostra fede, la settimana santa. È felice la folla, applaude, strappa i rami dagli ulivi che circondano Gerusalemme e dalle palme, stende i propri mantelli davanti al piccolo ciuchino spaventato che trotterella portando il Maestro Gesù che sorride. Piccola gloria prima della grande sconfitta, ingresso di un Messia riconosciuto tale dai piccoli e misconosciuto dai sacerdoti e dai potenti, re della beffa' che non entra solennemente a cavallo di un focoso destriero purosangue. Eccolo, ora, che scende nella ripida discesa di Betfage. Gli apostoli, divertiti, lo attorniano e lo sostengono, i bambini gridano giocando e correndogli avanti. Osanna, rabbì, osanna, Messia da strapazzo, osanna, agnello da macello. Osanna: goditi questo ultimo spiraglio di normalità, di festa, goditi questo momento di pace interiore, ora che ancora puoi. Sorride, il Padre, vedendo questo scampolo di umanità sognare, osare, cantare. Dall'alto delle mura i sacerdoti osservano con diffidenza e disgusto la scena che considerano ridicola mentre già pensano a come far sparire l'ennesimo, delirante falso profeta. Ma ora è il momento della festa, Signore. Osanna a te, Signore che ci hai cambiato la vita per sempre. (P. Curtaz)
Fiat

Cette année, le dimanche des Rameaux arrive le 25 mars, jour où habituellement à neuf mois de Noël l’Église célèbre l’Annonciation à Marie avec le début de la présence de Jésus en son sein.
(Cette fête aura lieu le 9 avril cette année et même si la grossesse de Marie sera plus courte, Jésus arrivera viable le 25 décembre, selon un médecin de mes amis!)
Cette coïncidence entre le 25 mars et le dimanche des Rameaux où on proclame le récit de la Passion selon saint Marc me permet de découvrir un parallèle intéressant entre l’attitude de Marie et celle de Jésus à son agonie.
À l’Annonciation, Marie dit à l’Ange: « Qu‘il me soit fait selon ta Parole. » C’est le fameux FIAT de la traduction latine. Jésus en agonie dit à son Père: « Non pas ce que moi je veux mais ce que toi, tu veux. » Et la lettre aux Hébreux, un écrit tardif du Nouveau Testament fait dire à Jésus: « Sacrifices et offrandes, tu n’en as pas voulu, mais tu m’as façonné un corps… alors j’ai dit: Voici, je viens pour faire, ô Dieu, ta volonté. »
Dans la suite de Marie et de Jésus, le peuple chrétien aussi est appelé à faire non pas sa volonté, mais celle du Père, qui souvent a des voies qui ne sont pas des voies humaines. Déjà les prophètes le savaient. Aussi, même si parfois les voies de Dieu peuvent nous étonner, sachons dire à notre tour: « Que ta volonté soit faite ». N’est-ce pas d’ailleurs ce que nous affirmons à chaque fois que nous récitons le Notre Père?
Jean-Pierre Camerlain, ptre

MOURIR POUR VIVRE...

(5dim. carême, B - 2018 - Jn 12, 20-23)


            Avec cette parabole du grain de blé, Jésus veut nous confronter à une attitude qui a constitué une caractéristique essentielle de sa vie et qui, dans sa pensée, acquiert aussi valeur de loi universelle pour quiconque cherche à donner sens et plénitude à son existence : le grain de blé semé dans la terre doit «mourir» pour porter du fruit. Dans cette image utilisée par Jésus le mot clef est le verbe «mourir».

            Accepter cependant de mourir a du sens seulement s’il existe une raison valable, noble et grande pour le faire; seulement si la mort devient un principe ou une cause de salut et de vie pour un autre ou pour d’autres. Jésus ne voulait pas mourir. Il voulait cependant que sa vie et son action servent à apporter un peu plus de vie, de santé, d’espoir, et de bonheur au pauvre monde qui l’entourait. Il voulait que le grain de blé de sa vie devienne un bon pain offert à l’appétit de tous les affamés de la terre. Et c’est à cause de cela qu’il n’a pas cherché à se soustraire à la mort.

            Cette parabole du grain de blé qui doit nécessairement se décomposer pour devenir ce qu’il est destiné à être, énonce alors une loi universelle qui s’applique aussi à tout humain qui veut vivre en accord avec sa nature : nous tous devons mourir à quelque chose ou à plusieurs, si nous voulons que notre vie devienne belle, bonne, féconde, attachante, heureuse et réussie.

            Nous devons mourir à nos instincts mauvais, à nos vices, à nos dépendances asservissantes, à notre égoïsme, à notre cupidité, à l’esclavage de l’avoir, du posséder, de l’accumuler. Nous devons mourir à l’illusion de la satisfaction, du bien-être et du bonheur par la consommation impulsive et démesurée. Nous devons mourir à l’angoisse du pouvoir, qui nous pousse à vouloir être supérieurs aux autres, plus performants que les autres, plus importants et plus puissants que les autres …

Jésus ici nous avertit que si nous ne réussissons pas à faire mourir en nous cette partie obscure et sinistre de notre nature, jamais l’homme nouveau, libre et transfiguré que nous sommes appelés à devenir, ne verra la lumière; jamais une meilleur forme d’humanité ne pourra naître en notre monde.

            Cette loi du mourir et du lâcher prise est une loi nécessaire à notre croissance humaine et spirituelle, si nous voulons grandir en conformité avec l’esprit de Dieu, tel que l’Homme de Nazareth nous l’a montré agissant dans sa vie. Ainsi ce texte d’évangile veut-il nous faire comprendre qu’il faut que, quelque part, nous fassions taire ou que nous éliminions ce qui vient de notre esprit, pour faire place à l’esprit qui vient de Dieu. Il faut que notre ego meure et avec lui notre vision et notre perception limitée, opportuniste, égoïste, matérialiste de la réalité, pour qu’elles soient remplacées par ce regard d’amour «divin» posé sur toute chose qui fait jaillir en nous la source du soin, du respect, de la compassion, de la tendresse et du don de nous-mêmes qui procurent du sens, valorisent et accomplissent notre vie.

            C’est en cela que consiste la grande loi de la vie et de sa bonne réussite. La vie, tu l’as reçue non pas pour la retenir, mais pour la donner; non pas pour la posséder pour toi tout seul, mais pour la partager. Finalement, cet évangile nous révèle que, sur l’échiquier de la vie, il faut jouer la partie du «qui perd, gagne». Et l’ironie dans tout cela, c’est de constater que celui qui ne veut mourir à rien (c’est à dire qui ne veut pas changer, se rénover, se corriger, évoluer, croître…) est déjà un mort-vivant. En effet, il ne réussira jamais à découvrir et à développer tout le potentiel de bien, de bonté, de générosité,  d’empathie et de don de soi que Dieu a déposé dans les profondeurs de son cœur.

Comme le grain de blé, nous devons tomber à terre et mourir, pour porter du fruit. Tomber à terre et mourir signifie nous salir les mains et nous confronter avec la dure réalité de la vie; payer de sa personne; trouver les solutions adéquates aux problèmes concrets de l’existence; porter aide et soulagement à ceux qui se trouvent dans le besoin, la détresse, l’injustice, l’oppression. En tant qu’humains et chrétiens, nous n’avons pas le droit de dire à ceux qui souffrent (comme on le faisait souvent autrefois dans nos églises): « Endurez, acceptez vos maux et vos épreuves avec foi et patience; la vie est une vallée de larmes. Jésus aussi a souffert sur la croix ; souffrez, vous-aussi accumulerez des mérites devant Dieu qui vous donnera votre récompense au ciel ... ».

Tomber à terre comme le grain de blé signifie renoncer à se voir placés plus haut que les autres; à se croire supérieurs aux autres; plus grands, plus importants, avec plus de droits et de privilèges que les autres.

Tomber à terre comme le grain de blé signifie accepter le caractère vulnérable de notre nature, nécessairement affectée par le terreau humain dans lequel elle a été plantée. Cela signifie donc être capable d’accepter notre sensibilité, nos moments d’obscurité, d’égarement, d’angoisse, de peur et de pleurs, ainsi que nos heures d’extase, de joie et de bonheur.

            Tomber à terre comme le grain de blé signifie aussi être capable d’apprivoiser et de se pacifier avec nos faiblesses, nos limites, nos défauts, nos erreurs, nos fautes, comme étant des blessures et des entailles que la vie forme inévitablement dans la paroi de notre vécu quotidien, mais qui peuvent cependant servir de tremplin ou de point d’appui pour grimper à un niveau plus élevé de notre existence.

Il y des personnes qui ne vivent que pour elles-mêmes, Elles sont une graine qui meurt, mais qui ne porte pas de fruit. Leur existence n’est d’aucun aide, d’aucun soutien à personne. On ne peut rien apprendre, ni rien prendre d’elles. Elles sont comme une semence qui ne s’est jamais enracinée ; qui n’a jamais acquis de la profondeur, qui n’a jamais germée, jamais grandie, jamais mûrie, qui est restée stérile, ne donnant donc aucun fruit.

            Il y a des individus qui ont toujours vécu à la surface, au ras du sol, sans aucune spiritualité. Ils n’ont acquis ni aucune sagesse, ni aucune profondeur. Ils n’ont jamais regardé en haut, mais toujours en bas. Ils n’ont jamais essayé de percer aucun mystère. Ils n’ont jamais aperçu d'anges. Ils n’ont jamais ressenti la nostalgie du paradis perdu ou d’un monde habité par des esprits pleins de grâce, d’amour et de bonté. Ils n’ont jamais entendu les arbres parler. Ils n’ont jamais eu l’impression que, dans les champs et les jardins, les fleurs s’habillent de leurs plus belles couleurs pour se séduire et se faire la cour. Ils n’ont jamais remarqué que sur les arbres et dans les buissons les oiseaux se gazouillent des chansons d’amour. Pour ces gens le monde est sans poésie, sans charme, sans ouverture, sans fantaisie, sans esprit..

            Ces gens vivent dans un monde gris, opaque, fermé et insignifiant. Ils passent le meilleur de leur temps à travailler, à gagner de l’argent, à faire carrière, à gérer leur commerce, à bichonner leur voiture, à mettre en ordre leur garage, à faire des réparations à leur maison; à apporter des améliorations à leur chalet ; à cuisiner des gueuletons avec les amis; à faire des voyages ; à tuer le temps devant la PlayStation ou la TV; à commérer avec les copains et les copines sur les réseaux sociaux ; à acheter et accumuler toute sorte de gadgets et bébelles inutiles, question d’être à la fin pointe de la technique et du progrès et de ne pas se sentir inférieurs aux copains… Il n y a rien de mal en tout cela ! Mais le mal c’est de ne mettre la valeur de sa propre vie qu’en cela !

Il est dramatique de constater qu’il existe un grand nombre de personnes (j’oserais presque dire qu’il s’agit de la majorité) qui passent à travers la vie sans jamais se douter qu’il est possible de donner une profondeur spirituelle à leur existence. Ces individus n’auront peut-être fait aucun mal, mais ils n’auront fait aucun bien. Ils mourront tristes, en laissant le monde comme ils l’ont trouvé, sans aucune trace de leur passage. Ils n’auront apporté aucune amélioration. Ils n’auront construit rien de durable ni de valable. Ils auront vécu inutilement, en gaspillant leur temps, en remuant de l’air, en s’agitant pour des banalités. N’ayant vécu que pour eux-mêmes, ils mourront sans deuil, sans regrets, sans larmes de la part de personne.

Ils auraient pu devenir un arbre majestueux pour le bonheur et la satisfaction de beaucoup; mais ils ne se sont pas préoccupés de le faire grandir. Ils ont eu peur des problèmes et des complications que cela pouvait leur procurer. Ainsi l’arbre de leur vie est-il resté stérile. Il n’a jamais produit les fruits qu’il aurait pu donner.

« Ne soyez pas de ces gens là - nous avertit le Maître dans l’évangile de ce dimanche - comme moi j’ai fait avec ma vie, vous aussi donnez la vôtre ! C’est la seule façon que vous avez de transformer votre existence transitoire en une source de satisfaction et de bonheur éternels. »

Bruno Mori - mars 2018






dimanche 4 mars 2018

Feuillet paroissial 4 mars 2018


Attività parrocchiali     -       Activités paroissiales
1.Il vostro contributo domenicale e della decima sono importanti per il buon andamento della parrocchia. Siate generosi!
2. Non dimenticate di fare celebrare delle Messe per i vostri defunti: fate del bene a loro e anche alla vostra parrocchia !!!   
3. Grazie di cuore a tutti coloro che hanno collaborato e partecipato  alla serata «polenta»  di sabato scorso. Ricavato netto per la parrocchia :$ 3116 .
1.Votre contribution du dimanche et de la Dîme sont importants pour la bonne santé de la paroisse. Soyez généreux !
2. N’oubliez pas de faire célébrer des messes pour vos défunts : c’est bon pour eux, mais aussi pour votre paroisse!!!     
3. Merci à tous ceux qui ont contribué à la réussite de la soirée «polenta» de samedi passé. Profit net pour la paroisse: $3116

GESÙ NON SOPPORTA L’AVIDITÀ E L’IPOCRISIA  
Per Giovanni la purificazione del Tempio è prima di ogni altro gesto, di ogni conversione: si tratta di cacciare i venditori di fumo dal mondo della fede, per svelare le intenzioni profonde che spingono un uomo a cercare Dio.
Gesù sa bene che, allora come oggi, esiste un modo di avvicinarsi a Dio che ha a che fare più col mercanteggiare che con la fede. Perché Gesù se la prende tanto con i mercanti del Tempio? Posso rimanere infastidito dai tanti ninnoli inutili venduti fuori dalle porte di un Santuario, ma non mi scandalizza se qualche devoto vuole portarsi a casa un ricordo del suo pellegrinaggio! Ciò che Gesù contesta radicalmente è la visione soggiacente a questo mercanteggiare: voler comprare dei favori da Dio. Offrire un olocausto, gesto che in origine significava riconoscere la predominanza di Dio su ogni vita, poteva diventare una specie di contratto, di corruzione di pubblico ufficiale: cerco di convincere Dio ad ascoltarmi, gli offro qualcosa che lo possa piegare alla mia volontà... Anche oggi succede così: partecipiamo a Messe noiosissime, facciamo qualche offerta, pratichiamo faticosamente qualche fioretto con la segreta speranza che Dio possa (finalmente) ascoltarmi. È sempre così distratto, Dio, che si sia dimenticato di me? Non è a un despota da corrompere, né a un potente lunatico che ci rivolgiamo nella preghiera, ma al Dio di Gesù, che sa di cosa hanno bisogno i propri figli! La prima purificazione da fare, è quella di convertire il nostro cuore al Dio di Gesù. (P. Curtaz)

C’est nous le vrai temple de Dieu !...
Il y a des paroles de Jésus qui ont paru énigmatiques quand il les a prononcées ; l'évangile d'aujourd'hui n'y échappe pas: « Détruisez ce temple et en trois jours, je le rebâtirai... » Les Juifs, si fiers de leur temple, étaient loin de comprendre et il en était de même pour les disciples. Il nous arrive souvent dans la vie de comprendre des choses après les faits: pourquoi a-t-il fuit la maison? Pourtant, il l'avait dit! Etc... Admettons-le, c'est après la résurrection de Jésus que les disciples ont compris les paroles de Jésus : le temple dont il parlait, c'était son corps! Le temple en pierre a son importance même si, parfois, il peut être un obstacle à la foi s'il distrait trop des vraies valeurs, Il semble bien que Jésus va contester quelques aspects mercantiles qui distraient de l'essentiel et dérange la piété! Mais Jésus, annonçant d'une certaine manière que le nouveau temple c'est son corps. Il révèle donc, par le fait même que, devenus enfants de Dieu, nous somme nous aussi temples de Dieu et de l'Esprit. Voilà une toute nouvelle dignité rattachée à notre nouvelle vocation d'enfants de Dieu. Il est alors plus facile de comprendre pourquoi Jésus insistera beaucoup sur le respect de la personne, sur son indispensable communion fraternelle comme meilleur chemin pour respecter ce nouveau temple qu'est la personne humaine faite à l'image de Dieu.
Prions pour changent toutes ces situations qui blessent la dignité de la personne humaine dans nos relations, dans la communauté internationale. Jésus aurait raison de reprendre le fouet pour détruire toutes ces situations qui tuent la personne humaine. Mais si aussi je me sentais concerné par ces situations et que je devenais un constructeur de dignité humaine dans mon environnement!   (Maurice Comeau)

mardi 27 février 2018

Appelés à nous transfigurer



(Marc 9, 2-10, 2e dimanche de Carême B)

Dimanche dernier, l’évangile nous présentait l'image du désert, de la solitude, de la possibilité de faire de mauvais choix, la tentation de choisir des chemins faciles, mais trompeurs. Aujourd'hui, le texte de l’évangile nous propose l'image de la lumière, de la joie, du bonheur, de la plénitude, de toucher le ciel du doigt.

La «transfiguration» consiste à voir des choses qui ne peuvent pas être vues avec les yeux de la tête, mais seulement avec les yeux du cœur. Et puisque beaucoup n'ont pas les yeux du cœur, ils sont privés de ces visions. L’évangile de ce dimanche veut répondre à la question de savoir ce qui nous rend vraiment heureux dans la vie. Il tente de décrire à quoi nous ressemblons, lorsque nous nous sentons au paradis, c'est-à-dire, remplis de bonheur, habités par la présence envoûtante et gratifiante d’un grand amour.

Si vous êtes déjà tombé amoureux, si vous avez déjà perdu la tête et fait des choses folles pour quelqu'un, si vous avez déjà vu le monde comme un paradis et un immense jardin de fleurs parce que quelqu'un, un jour, vous a dit qu'il vous aimait, alors vous pouvez comprendre l'évangile d'aujourd'hui. C’est l’évangile de l’amour qui transforme et transfigure.

 Avez-vous déjà vu les yeux d'une maman quand elle voit pour la première fois son enfant, après le travail et la douleur de l’accouchement? Avez-vous déjà vu l’expression d'un petit enfant bercé dans les bras de sa mère? Avez-vous déjà remarqué les visages radieux de deux amoureux qui se regardent avec ravissement dans les yeux ? Avez-vous déjà vu la beauté extatique des amants après les jeux et les ardeurs de l'amour ? N’est-ce pas là des visages transfigurés, lumineux, enveloppés de charme et de grâce, pétillants de bonheur, de béatitude, brûlants de vie et de désir de vivre?

Dans notre monde rationnel, scientifique et machiste, il existe des gens qui pensent qu'être des personnes sensibles, qui se laissent conduire par les sentiments, par leur cœur, est un signe d’imperfection et de faiblesse. Mais c’est plutôt le contraire qui est vrai.

La sensibilité est le signe d’une plus grande perfection de l’être. Demandez à n’importe quel chauffeur de voiture quel est le moteur qu’il préfère : sensible ou engourdi? Pour un humain, être sensible signifie être plus vivant, plus captivant, plus attachant, plus performant, car plus prêt et plus apte à réagir, à s’activer, à entrer en mouvement, en motion (e-motion) sur la route de la vie, en présence du monde et des personnes qui l’entourent.

 Être sensible signifie être plus disposé à vibrer en harmonie avec la beauté du monde, mais surtout avec la situation existentielle des personnes ; à se laisser affecter autant par leurs joies que par pour leurs peines ; autant par leur bonheur que par leurs malheurs.

C’est donc la sensibilité que nous développons qui fait battre notre cœur au rythme de la palpitation du monde et qui réalise finalement notre «transfiguration». En effet, la sensibilité change la configuration de notre personne, en la poussant à voir au-delà (trans) de sa «figure» naturelle, habituelle et banale ; au-delà aussi des limites de son individualité rationnelle, forcement aride, froide, rigide, facilement renfermée, repliée sur elle-même, pour l’élever au niveau supérieur de la rencontre émue, sensible et «amoureuse» avec le monde qui est au-delà de sa petite personne, afin de se déployer ainsi au soleil de l’amour (de Dieu et des frères humains) où elle pourra s’assouplir, s’attendrir, s’affiner, s’embraser et devenir un être de lumière.

La sensibilité qui «transfigure» consiste donc à voir les gens pour ce qu'ils sont vraiment au-delà de leur «figure» ou de leurs apparences (trans-figura-tion); à deviner ce qu’ils sont vraiment dans les profondeurs secrètes de leur cœur; à entrevoir leur véritable identité et la vérité profonde de leur être; à découvrir leur vrai visage, leur figure créée par Dieu, celle qui n'a pas été déformée par les peurs, les souffrances, la culpabilité, les erreurs, les anxiétés et les angoisses de la vie.

L'évangéliste Jean dit que "Dieu est amour". Il nous dit aussi que seulement ceux qui savent s'ouvrir et vivre dans l'amour peuvent comprendre Dieu et vivre de Dieu. Il s’en suit que ceux qui ne savent pas ouvrir leur cœur à l’amour, pourront peut-être avoir des idées sur Dieu, mais ils ne pourront jamais le sentir et l’expérimenter comme une Réalité capable de changer leur vie.
Jésus était un homme qui savait aimer; il était animé par un grand amour; il était un homme passionné de Dieu et immensément sensible aux situations humaines de ses frères ; il possédait un feu qui embrasait tous ceux qui l’approchaient.

L’homme ne saisit pas Dieu, n’entre pas en contact avec Dieu avec sa tête, mais seulement avec son cœur. Tous ceux qui ne peuvent pas se permettre des sentiments ; qui sont incapables de s’émouvoir, de s’attendrir, de s’émerveiller, de s’extasier, de désirer, de rêver, de pleurer, de compatir… ne pourront jamais être en syntonie avec l’esprit et la musique qui viennent de Dieu. Ils ne pourront jamais avoir les antennes aptes à capter et à ressentir les murmures de sa présence. Ils ne seront jamais de véritables amants.

Nous devons donc permettre aux sentiments, aux émotions, aux désirs, aux rêves, aux regrets, aux pleurs… d’entrer en nous  Il faut laisser la vie nous envahir. Il faut laisser vivre la vie en nous. Il faut permettre qu'elle naisse, qu'elle bouge (e-motion), qu’elle nous bouleverse, qu’elle nous emporte, qu’elle nous transforme. Sinon, immergés dans l'océan, nous chercherons toujours de l'eau.

 Et si cela ne nous arrive pas, il vaut mieux que nous nous fassions soigner. Il vaut mieux que nous nous demandions si notre cœur vit encore en nous ou s'il n’est pas déjà mort. Parce que la capacité de s’émouvoir, de frémir, de s’attendrir, de ressentir … dit combien nous sommes vivants.

S'il vous arrive de pleurer de joie, de vous sentir si heureux que vous avez l’impression que rien ne vous manque ; s’il vous arrive de vous sentir enflammés comme le soleil ou profonds comme la mer ; de vous sentir si comblés, si riches, que vous avez l’impression d’être déjà au ciel, bercés par l’immensité du Tout, au point que vous avez envie d’appeler (comme Françoise d’Assisi) les étoiles «mes sœurs» et les planètes «mes frères», les animaux «mes amis», une fleur ou un arbre «ma beauté» … eh bien, sachez que vous vous vivez votre «transfiguration».

Le monde dira que vous être devenus fous et continuera d'être malheureux. Mais vous, s’il vous plait, continuez d’être fous! Peut-être vous sentirez-vous un peu différents des autres, mais vous serez tellement, tellement plus heureux!

MB